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Storia

Storia

La Scuola di Specializzazione in Beni storico artistici dell'Università di Siena è un corso di studi biennale post-laurea e mira alla formazione di professionisti nel settore dei beni storico-artistici, la cui principale prospettiva di lavoro si configura nell'ambito museale e della tutela del patrimonio. Nell'organizzazione dei corsi e dei programmi di studio la Scuola senese si è sempre caratterizzata per una segnata propensione verso la ricerca, traducendo le molteplici energie che gli studenti, provenienti da quasi tutte le regioni italiane, vi hanno immesso nel corso degli anni. Un'attività che oggi è testimoniata dalle numerosissime pubblicazioni prodotte, dall'indice di specifiche collane nate con la Silvana Editoriale e con Liguori Editore.

La didattica trova una precisa contestualizzazione nell'attività di ricerca, ereditata da studiosi di grande prestigio che hanno indirizzato il carattere della Scuola, da Giovanni Previtali che l'ha fondata,  ad Enrico Crispolti che l'ha diretta per due decenni, ai professori Roberto Guerrini, Giuseppe Cantelli, Roberto Venuti e  Massimo Bignardi, dando un maggiore attenzione all'arte contemporanea. Un biennio di specializzazione che risponde alla necessità di formare professionalità qualificate e specializzate nel vastissimo campo dei beni culturali, di quadri dirigenziali capaci di saper coniugare le istanze della conservazione, della tutela e della promozione del patrimonio storico artistico con le pressanti necessità delle esperienze contemporanee, degli eventi che accendono la scena quotidiana, al tempo stesso delle trasformazioni dell'editoria e della comunicazione in generale, dell'economia e dunque del mercato dell'arte.

Obiettivi

La capacità è stata in questi anni quella di formare 'figure' capaci di interfacciarsi con una visione del patrimonio e delle attività culturali aderente alle istanze della società contemporanea; vale a dire di farsi interpreti di processi culturali che rispondono anche ad investimenti verso i quali dovrebbe guardare con più attenzione la politica nazionale. Investire nel patrimonio culturale, in senso lato significa pensare a esso come materia prima di una reale economia, dunque produttiva perché, non è un paradosso, investire in un restauro, o in una mostra, o in una ricerca etno-antropologica produce una ricchezza in termini sia di qualità della vita, accertato che il sapere trasforma la nostra esistenza giorno dopo giorno, sia di una ricaduta effettiva, "monetizzabile" in quanto dà risposta ad un ciclo operativo che parte da lontano, dai corsi di formazione triennali. In questo senso i nuovi corsi di studio programmati per l'anno accademico 2015-16 si fanno interpreti di una didattica specialistica rivolta maggiormente alle richieste che provengono dal mondo del lavoro: guardano ad interessi culturali che traducono lle prospettive aperte da nuove aree ricerca scientifica in tale ambito ma anche alla disponibilità e duttilità ad articolarsi nei livelli operativi dell'economia che vanno dal comparto turistico all’editoria, alla promozione del patrimonio culturale, al mondo delle finanza, alla tutela del paesaggio, alla promozione delle città rivolta, anzitutto, alle comunità che in esse vivono.