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Addio a Sergio Vacchi

Martedì, 26 Gennaio 2016

● Sergio Vacchi è morto nella notte del 15 gennaio scorso, nell’Ospedale di Siena, un protagonista dell’arte italiana da metà del XX secolo al primo decennio del XXI, dall’Informale e un Neoespressionismo fortemente immaginativo, in una lunga vicenda di grande intensità espressiva. Che si è realizzata lungo quei decenni in
cicli pittorici rimasti famosi, da Il Concilio, 1962-63, e le grandi imprese degli anni Sessanta, come La morte di Federico II di Hoehenstaufen, e Galileo Galilei sempre, a Pianeta nei Settanta, a Stanze della Nekyia, negli Ottanta, e da Leonardo Codice Verso.

Il ritorno e l’andata, nei Novanta a Il Quadrato Magico, nei Duemila. Sviluppandosi in una visionarietà fortemente critica rispetto all’ottimismo tecnologico avveniristico del mondo contemporaneo, facendo tesoro di esperienze antagonistiche artistiche, dall’espressionismo di Dix allo psicologismo informale di Bacon, e nelle esperienze letterarie, da Kafka a Beckett. È stato un protagonista in particolare del Neoespressismo in Europa fra anni Sessanta e Duemila, facendo originalmente tesoro di esperienze surrealiste che ha riconnesso alla grande tradizione della “metafisica” di De Chirico, tuttavia caricandola del peso oscuro di un destino umano profondamente ambiguo e artificiosamente insidiato

 Nato a Castenaso (Bologna) nel 1925, si era formato a Bologna, dove ha operato fino all’inizio dei Sessanta, quando si è trasferito a Roma, dove è vissuto fino a verso la fine dei Novanta, per trasferirsi nei  pressi di Siena, nel Castello di Grotti.

In piu’ occasioni ha tenuto seminari e incontri nella nostra Scuola (pubblicati in Sergio Vacchi. Il pensiero acceso, a cura di Nicola Micieli, Il Grandevetro-Jaca Book, Santa Croce sull’Arno, 2002).